Il Santuario di Romituzzo affonda le sue radici in una devozione popolare antichissima, nata intorno a un’immagine della Vergine venerata sin dal Trecento. A segnare l’inizio del culto fu un evento straordinario che la tradizione ha tramandato come segno della presenza divina. Nel tempo, questo luogo è divenuto punto di riferimento spirituale per generazioni di Poggibonsesi, tra fede, memoria e identità.
La Domenica dalle 9 alle 11:30.
In un luogo isolato lungo la strada delle Chiavi, alcune pie donne conducono vita eremitica in preghiera e penitenza. Sono chiamate "romituzze" dal popolo, e da loro prenderà il nome la località di Romituzzo. Di alcune conosciamo i nomi: Dina, Benedetta, Iacopa di Calcinaia e Uliva di Ponte alla Staggia.
Un documento dell’Archivio di Stato di Firenze cita ufficialmente queste donne, sostenute dalle elemosine del popolo poggibonsese. Durante i restauri moderni, sono stati ritrovati resti di un piccolo edificio sotto l’attuale sacrestia, probabilmente legato alla loro presenza.
Fine del XIV secolo – La leggenda della Madonna della NeveLa leggenda vuole che la prima domenica di maggio, in una giornata insolitamente nevosa, alcuni contadini siano stati attirati da misteriosi lamenti provenienti da un cumulo di neve. Scavando, trovarono una grande pietra su cui era raffigurata l’immagine della Madonna. Il masso, ogni volta spostato, tornava inspiegabilmente al centro della strada. Colpiti dall’evento, decisero di costruire un tabernacolo proprio in quel punto, dando così origine al culto popolare che si diffuse rapidamente in tutta la Valdelsa.
Bernardo di Duccio Adimari, membro della nobile famiglia fiorentina degli Adimari, fa costruire un tabernacolo più solido lungo la strada per proteggere l'immagine sacra.
Antonio Adimari, un altro esponente della stessa famiglia, realizza una cappella in muratura e un loggiato per accogliere i pellegrini. La cappella ingloba il tabernacolo miracoloso e ne fa il cuore della nuova chiesa. La Via Cassia viene deviata per rendere il luogo più accessibile.
Con la diffusione del culto mariano e le numerose grazie attribuite all’immagine sacra, il Santuario acquisisce una nuova centralità spirituale. Viene edificata una casa per il sacerdote e si stabilisce una presenza religiosa stabile per garantire l’assistenza ai fedeli. In questo periodo iniziano anche lavori significativi per ampliare e arricchire la struttura.
Vengono installate le balaustre lignee, le porte della chiesa e del coro. Si costruisce il campanile in laterizio e si realizzano importanti affreschi come la Pietà e il Crocifisso, ancora visibili oggi.
Cresce l’abitudine di offrire ex voto: circa 5.000 in carta pressata raffiguranti parti del corpo umano e una novantina di tavolette dipinte. Questo patrimonio diventa una testimonianza unica della fede popolare toscana dal Quattrocento in poi.
Con una solenne cerimonia, l’immagine della Madonna viene incoronata dall’Arcivescovo di Firenze. Nascono le tradizioni ancora oggi vive: la processione, i fuochi d’artificio, la partecipazione popolare da tutta Poggibonsi e dintorni.
Grazie al lascito di Don Fosco Mezzedimi, parroco e studioso locale, viene avviato un importante intervento di restauro strutturale e artistico. L’opera viene portata avanti con determinazione dal suo successore, Don Umberto, insieme alla comunità parrocchiale. Viene così restituito pienamente il valore storico e spirituale del Santuario, che oggi rappresenta il cuore della devozione mariana poggibonsese.
La storia del Romituzzo è intrecciata a quella di tante persone che, nei secoli, vi hanno cercato ascolto, protezione e una parola di speranza. Ogni pietra, ogni affresco, ogni angolo del Santuario conserva la traccia silenziosa di una fede vissuta con semplicità e profondità. Molti gesti di devozione sono rimasti impressi nel tempo sotto forma di oggetti, immagini e scritte: sono gli ex voto, segni concreti di riconoscenza e di grazia ricevuta.
Il Santuario di Romituzzo è stato recentemente raccontato anche da WikiPedro, noto content creator fiorentino, in un video emozionante che ne ripercorre storia, curiosità e fascino spirituale. Con il suo stile diretto e coinvolgente, ci accompagna in un viaggio tra fede popolare, ex voto e leggende legate all’immagine della Madonna della Neve, rendendo omaggio a un luogo caro alla comunità di Poggibonsi e non solo.
Da secoli meta di pellegrinaggio e segno tangibile della devozione popolare alla Madonna della neve.
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