Santuario di Romituzzo
  Sabato 17 Agosto 2019 - San Giacinto  
 
Sito ufficiale del Santuario di Romituzzo - Poggibonsi - Siena
Il Santuario di romituzzo dopo il restauro

Percorrendo la Cassia, alla periferia sud di Poggibonsi, troviamo il Santuario di Romituzzo. Questo nome derivò dal romitaggio che alcune donne avevano stabilito in quel luogo, allora solitario, già all'inizio del 1300. continua...
Eventi a Romituzzo
 
IL VANGELO DELLA QUINTA DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA.

« Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei ».

Dal vangelo secondo Giovanni. 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Parola del Signore.
« Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

RIFLESSIONE

Di fronte alle nostre infedeltà, Gesù ci rivela il mistero dell’amore del Padre che “non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva”. Dio infatti ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito non per condannare ma per salvare. La grandezza dell’uomo non consiste nell’essere “senza peccato” ma nel riconoscere “ la gratuità del perdono di Dio” che fa rifiorire nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia. Il Signore infatti non ci tratta secondo le nostre colpe e mai ci ripaga secondo le nostre infedeltà, preghiamo perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità che spinse Gesù, il solo giusto, a dare la vita per noi peccatori.


PREGHIAMO

Dio di bontà che rinnovi in Cristo tutte le cose,
davanti a te sta la nostra miseria:
tu che hai mandato il tuo Figlio unigenito
non a condannare, ma per salvare il mondo,
perdona ogni nostra colpa
e fa’ che rifiorisca nel nostro cuore
il canto della gratitudine e della gioia.
Per il nostro signore Gesù Cristo tuo Figlio
che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 
 
IL VANGELO DELLA QUARTA DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA.

« Quando era ancora lontano il padre lo vide
e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò ».


Dal vangelo secondo Luca 15, 1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore.

« Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato ».

RIFLESSIONE

E’ chiaro che nessuno dei due figli di questo babbo ha compreso che il suo cuore di padre: il più giovane vuole in anticipo la sua eredità, come se il padre fosse già morto e per essere felice va lontano dalla casa paterna. Il maggiore non è più maturo di suo fratello, continua a vivere da servo vicino al genitore ed è capace di far festa solo con i suoi amici. Il padre esce incontro a lui, come era corso incontro al vagabondo che, pentito ritorna, perché il suo amore non si lascia condizionare dall’ingratitudine dei suoi figli.

PREGHIAMO

O Dio, Padre buono e grande nel perdono,
accogli nell’abbraccio del tuo amore,
tutti i figli che tornano a te con animo pentito;
ricoprili delle splendide vesti di salvezza,
perché possano gustare la gioia nella cena pasquale dell’Agnello.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

 
 
IL VANGELO DELLA TERZA DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA.

« Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai ».


Dal vangelo secondo Luca. 13, 1- 9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore.
«Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

RIFLESSIONE

“Convertiti e credi al Vangelo”. Siamo entrati nella Quaresima con questo invito, segnato sul nostro capo con il rito dell’imposizione delle ceneri. Ogni credente deve sentire l’urgenza di questo dono che il Padre concede a chi si rende disponibile alla sua iniziativa. La conversione è la scoperta del volto di Dio chino su di noi che non si stanca di prodigare le sue cure finché non ha portato a compimento l’opera della sua santità in ognuno di noi.
Sapere che Dio è paziente e longanime non ci permette di rimandare il momento della nostra conversione perché potremo perdere per sempre l’ opportunità di raggiungere la VITA ETERNA .

PREGHIAMO

O Dio misericordioso, fonte di ogni bene,
tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno,
la preghiera e le opere di carità fraterna:
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e,
poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia
Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio
e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti secoli dei secoli. Amen.


 
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